i Verbi

cosa è il Verbo

Il VERBO è una delle parti più importanti del discorso, così importante che per i Latini verbum voleva dire parola. I VERBI sono una parte variabile del discorso, ed anzi sono la più variabile di tutte: con poche decine di migliaia di Verbi diversi si producono letteralmente centinaia di milioni di forme diverse!
Nonostante questa grande variabilità non è difficile riconoscere i Verbi proprio perché il loro ruolo nel discorso è molto importante e marcato.
Ci sono due tipi di VERBI: quelli che si usano per indicare le azioni, che si chiamano Verbi Predicativi, e quelli che si usano per assegnare una certa caratteristica a qualcuno o a qualcosa, e si chiamano Verbi Copulativi.

ESEMPIOPAROLAFUNZIONEE' UN VERBO ?
ieri non ho studiato molto studiareindica una azione SI
(predicativo)
corro dal mattino alla sera correreindica una azione SI
(predicativo)
Marina è alta e bruna essereassegna delle caratteristiche SI
(copulativo)
il cielo diventa scuro diventareassegna delle caratteristiche SI
(copulativo)

Se volete vedere come si fanno le coniugazioni dei verbi, regolari o irregolari, e nelle forme attiva o passiva, potete andare a farne qualcuna alla pagina delle coniugazione dei verbi

Come si Riconosce un Verbo

I verbi hanno una grande libertà in quanto a dove stare nella frase, proprio perché è facile riconoscerli. Già che ci siamo osserviamo che con una sola parola si può fare una frase di senso compiuto se la parola è un verbo: mentre libro non è una frase, vengo, oppure piove, e tante altre come queste, invece lo sono.
Se non siete sicuri che una certa parola sia un verbo, potete verificare alla pagina di analisi grammaticale dei verbi.

i Tempi Composti

I Verbi possono essere composti da più di una parola, e in questi casi sarebbe più corretto parlare di Forma Verbale. Infatti, nei cosiddetti Tempi Composti, i verbi compaiono con il loro Ausiliare, che può essere o il verbo Essere o il verbo Avere. Se poi consideriamo le forme Passive, possiamo avere anche tre parole, di cui due sono Ausiliari, che insieme formano un verbo.

ESEMPIO VERBO PRINCIPALE VERBO AUSILIARE
a scuola portavo troppi libri portare -
ieri ho portato un libro nuovo a scuola portare avere
in quel discorso ero portato dai sentimenti portare essere
sono stato portato all'ospedale in elicottero portare essere

Notate che il Verbo Principale, portare negli esempi, appare sempre al modo Participio Passato, ed è solo il Verbo Ausiliare ad essere coniugato. Ovviamente, questo è proprio il criterio per riconoscere i Tempi Composti.

Proprietà dei Verbi

Una parola così potente come un verbo ha, inevitabilmente, molte proprietà. Cerchiamo di impararle capendo anche a cosa servono, così sarà più facile ricordarsele. Un paio di tabelle schematiche renderanno meglio l'idea.

la Transitività

La Transitività ci dice se l'azione descritta dal verbo si esaurisce nel soggetto o se coinvolge anche una altra entità.

TRANSITIVITA' ESEMPIO NOTE
transitivo amare questa azione richiede anche la definizione di chi o cosa sia amato
intransitivo nuotare questa azione si esaurisce nel soggetto: se dico io nuoto l'informazione è completa

Notate che mentre i verbi transitivi usano nei tempi composti sempre l'ausiliare Avere, mentre i verbi intransitivi possono avere sia l'ausiliare Avere e sia l'ausiliare Essere. C'è una regola per sapere quale ausiliare deve usare un verbo intransitivo? Sì, ma è piuttosto complicata, quindi se non la ricordate non importa.

le Coniugazioni

Ci sono poi quattro proprietà che variano quando coniughiamo il verbo, e rappresentano diversi modi di usare il verbo. Esse sono:

PROP. COSA ESPRIME ESEMPIO
Forma
(Attiva o Passiva)
se il Soggetto esegue o subisce l'azione porto (ESEGUO) o sono portato (SUBISCO)
Modo
(Indicativo
Congiuntivo
Condizionale
Participio
Gerundio
Infinito)
se si tratta di un fatto certo, oppure ipotetico, oppure condizionato da altri eventi piove (CERTO) adesso ma sarebbe stato meglio se avesse piovuto (IPOTETICO) ieri
Tempo
(presente, passato prossimo o remoto, futuro)
se l'azione avviene Prima, Dopo o Contemporaneamente al momento in cui si parla se non piove (ADESSO), pioverà (DOPO)
Persona
(io
tu
egli
noi
voi
essi)
chi è il Soggetto dell'azione vado (IO) o vai (TU)?

Se volete vedere come si fanno le coniugazioni dei verbi, regolari o irregolari, e nelle forme attiva o passiva, potete andare a farne qualcuna alla pagina delle coniugazione dei verbi

la Declinazione

La Declinazione ci serve per sapere in quale modo si coniuga il verbo, perché, seppure con qualche anche significativa eccezione, i verbi della stessa Declinazione si coniugano (o si declinano) allo stesso modo.

DECLINAZIONE ESEMPIO NOTE
I amare tutti i verbi che finiscono in -are eccetto fare
II scrivere tutti i verbi che finiscono in -ere
attrarre tutti i verbi che finiscono in -arre
proporre tutti i verbi che finiscono in -orre
produrre tutti i verbi che finiscono in -urre
III apparire tutti i verbi che finiscono in -ire

Trovate una Declinazione di esempio alla pagina Coniugazioni dei Verbi in -are: vi aiuterà a capire quale è la struttura delle coniugazioni.

Transitività ed Ausiliare

I verbi transitivi usano tutti l'ausiliare avere per coniugare i verbi composti, e l'ausiliare essere per coniugare il verbo in forma passiva.

Con i verbi intransitivi, come sapete, non si posso fare forme passive, perché l#39;azione espressa dal verbo si esaurisce nel soggetto, ma nel fare i tempi composti sono più complessi: alcuni usano l'ausiliare avere, altri usano l'ausiliare essere.

Non c'è una regola semplice per sapere quale dei due ausiliari deve essere ustao: affidatevi al vostro orecchio o consultate un vocabolario.

Locuzioni Verbali

Anche per i verbi, alcuni concetti hanno bisogno di più parole per essere espressi. Nel caso dei verbi questi insiemi di parole si chiamano Locuzioni Verbali o anche, usano una definizione derivata dall'Inglese, Frasi Verbali. Alcuni, sono proprio uguali ad un verbo singolo:

  • andare di corsa = correre

In altri casi, le cose non sono così semplici:

  • andare a cavallo
  • andare in barca

Per entrambe le locuzioni non è facile trovare un equivalente più sintetico, che in una sola parola esprima lo stesso concetto. Infatti

  • andare a cavallo = cavalcare, ma cavalcare non è proprio la stessa cosa di andare a cavallo, perchè ammette per esempio anche un senso figurato (come in cavalcare la protesta) che la locuzione non ammette
  • andare in barca = navigare (ma in qualche modo implica una nave o un naviglio), veleggiare (che implica una vela)...

E abbiamo casi anche più gravi:

  • stare bene, stare male: con il verbo stare hanno poco più di un labile legame, e la forma è molto diversa da un stare in piedi o stare seduto
  • volere bene, volere male: con il verbo volere hanno ben poco a che vedere, piuttosto potrebbero sottintendere un "che succeda qualche cosa di": volere (che succeda qualche cosa di) bene

Insomma, dobbiamo rassegnarci a considerare alcune espressioni come se fossero un verbo unico...

Neologismi

Ci sono molti verbi, e molti ne vengono aggiunti nel parlare ogni giorno: si dice googlare anziché dire fare una ricerca con il noto motore di ricerca, e anche postare per dire che pubblichiamo qualcosa su un blog o su un social-network. E se queste sono aggiunte molto recenti (e qualcuno potrebbe dubitare che siano vere parole Italiane a tutti gli effetti), ce ne sono altre che sono accettate un po' da tutti: cliccare o clickare, scotchare, tanto per fare due esempi, e che non esistevano prima che fosse inventato lo scotch (brevettato nel 1930) o il mouse (brevettato nel 1967).

Mondo molto complicato, quello dei neologismi, dove c'è però una cosa semplice: i neologismi sono generalmente della I Declinazione e regolari.

Tavola della Prima Declinazione

A titolo di esempio, questa é la coniugazione di un verbo regolare, come amare, ovvero, separando la radice dalla desinenza, am-are. Notate che nei tempi composti si coniuga solo l'ausiliare avere, il verbo mantiene sempre la voce amato:

tavola di coniugazione in diatesi attiva del verbo am-are, Transitivo
modo tempo voce verbale ausiliare
indicativo FUTURO
ANTERIORE
io avrò am-ato
tu avrai am-ato
egli/ella avrà am-ato
noi avremo am-ato
voi avrete am-ato
essi/esse avranno am-ato
Avere
indicativo FUTURO
SEMPLICE
io am-erò
tu am-erai
egli/ella am-erà
noi am-eremo
voi am-erete
essi/esse am-eranno
-
indicativo PRESENTE io am-o
tu am-i
egli/ella am-a
noi am-iamo
voi am-ate
essi/esse am-ano
-
indicativo PASSATO
PROSSIMO
io ho am-ato
tu hai am-ato
egli/ella ha am-ato
noi abbiamo am-ato
voi avete am-ato
essi/esse hanno am-ato
Avere
indicativo IMPERFETTO io am-avo
tu am-avi
egli/ella am-ava
noi am-avamo
voi am-avate
essi/esse am-avano
-
indicativo TRAPASSATO
PROSSIMO
io avevo am-ato
tu avevi am-ato
egli/ella aveva am-ato
noi avevamo am-ato
voi avevate am-ato
essi/esse avevano am-ato
Avere
indicativo PASSATO
REMOTO
io am-ai
tu am-asti
egli/ella am-ò
noi am-ammo
voi am-aste
essi/esse am-arono
-
indicativo TRAPASSATO
REMOTO
io ebbi am-ato
tu avesti am-ato
egli/ella ebbe am-ato
noi avemmo am-ato
voi aveste am-ato
essi/esse ebbero am-ato
Avere

la I Declinazione

I verbi regolari, che sono circa l'80% del totale dei verbi, sono i verbi che si uniformano ad uno stesso canone di coniugazione di modi e tempi.
La più antica e la più conosciuta classificazione dei verbi é quella delle 3 Coniugazioni, che indicano la terminazione dell'infinito del verbo in -are, -ere ed -ire. Dal punto di vista morfologico quindi i Verbi quindi si distinguono in tre grandi categorie, dette Coniugazioni:

  1. i verbi che terminano in -are appartengono alla prima coniugazione
  2. i verbi che terminano in -ere appartengono alla seconda coniugazione
  3. i verbi che terminano in -ire appartengono alla terza coniugazione

In generale, i Modi e Tempi di coniugazione si distinguono tra:

  1. semplici, dove si modifica solo il verbo, modificandone le desinenza,
  2. e composti, ottenuti dalle coniugazioni degli ausiliari avere ed essere seguite dal Participio Passato del verbo principale.

La prima coniugazione ha il maggior numero di verbi e solo quattro sono irregolari: andare, dare, fare, stare.

Naturalmente sono irregolari anche i derivati di questi, come rifare e sostare, per fare solo due esempi.

Il verbo Fare, nella sua irregolarità somiglia più ai verbi della Seconda Coniugazione che ai verbi della Prima Coniugazione. Il verbo latino da cui deriva, facere, è infatti della Seconda Coniugazione, e per questi motivi alcune grammatiche considerano fare come un verbo della Seconda Declinazione.

Particolarità della Prima Declinazione

Anche nel coniugare i verbi regolari si incontrano alcune particolarità, che sono determinate da fatti fonetici. Nel coniugare i verbi in -are nei diversi tempi e modi si incontrano le seguenti particolarità:

  1. Per i verbi in -GNARE come sognare abbiamo alla quarta persona dell'indicativo presente e alla quarta del congiuntivo presente due diverse forme: sogni-amo e sogn-amo fra le quali si preferisce la prima così come per la quinta persona del congiuntivo presente si preferisce sogn-ate a sogn-iate.
  2. I verbi in -IARE come inviare e annaffiare davanti a desinenze inizianti per i-, perdono sempre la -i alla quarta persona dell'indicativo presente, e alla quarta e quinta del congiuntivo presente (voci rizoatone) e fanno: inv-iàmo e iniz-iàte. Mentre alla seconda persona dell'indicativo presente e alla prima, seconda, terza e sesta del congiuntivo presente (voci rizotoniche) il comportamento varia: se la -i- è tonica (come in invi-are) si mantiene e fanno: invì-i, che egli invì-i, che essi invì-ino, se è atona (annaffi-are) si perde e fanno: tu annàff-i, che egli annàff-i, che essi annàff-ino.
  3. I verbi in -GARE e -CARE, come sbarcare e litigare, davanti alle desinenze che iniziano con -i prendono la -h e diventano sbarchiamo e litigheremo.
  4. I verbi in -CIARE come cacciare e in -GIARE come mangiare davanti alle desinenze che iniziano con la -e perdono di regola la -i e diventano all' indicativo futuro e al condizionale cacc-erò e mang-erebbe, tranne il verbo sciare che tiene la -i e si coniuga in sci-erò.
  5. I verbi in -GLIARE come ragliare perdono la -i- della radice con le desinenze inizianti per i-.
  6. I verbi in -EARE come creare presentano una doppia -ee- in tutte le voci del futuro semplice e del condizionale presente, per la compresenza della e radicale a fianco di quella desinenziale: cre-erò, cre-erebbe.

i Verbi Copulativi

I verbi Copulativi sono verbi che necessitano di un altro verbo, un nome, un aggettivo o un avverbio per avere senso compiuto. Alcuni esempi sono:

I verbi Copulativi sono Intransitivi e si coniugano nei modi composti con l'ausiliare Essere.

le Forme Modali

Ci sono anche situazioni un poco più complesse, determinate dal fatto che con il discorso abbiamo bisogno di descrivere molte sfumature diverse. Infatti, una azione, come abbiamo visto, la posso fare, ma potrei anche soltanto volerla fare, o magari dovrei farla e non ho voglia di farla. Oppure potrei volere sottolineare il fatto che la sto facendo proprio ora: io per esempio sto scrivendo e voi probabilmente state leggendo. Per esprimere queste sfumature possiamo aggiungere al verbo principale un altro verbo che esprime queste caratteristiche, che si chiamano complessivamente la modalità dell'azione. I verbi che aggiungiamo al verbo principale per esprimere queste sfumature si chiamano Verbi Modali o Verbi Servili.

ESEMPIO VERBO PRINCIPALE VERBO MODALE COSA ESPRIME
vado leggendo leggere andare il perdurare della azione
sto leggendo leggere stare il perdurare della azione
vorrei leggere leggere volere il desiderio di eseguire una azione
dovrei leggere leggere dovere la necessità di eseguire una azione
potrei leggere leggere potere la possibilità di eseguire una azione
saprei correre correre sapere la capacità di eseguire una azione

Notate che il Verbo Principale, leggere negli esempi, appare o al Modo Gerundio o al Modo Infinito. Questo permette di riconoscere molto facilmente le Forme Modali. Il Verbo Modale invece viene coniugato regolarmente.

Forme Modali Articolate (di, per)

Abbiamo visto che si possono esprimere Modalità di azione tramite i Verbi Modali (o Servili). Nella loro forma più semplice le modalità si esprimono premettendo un verbo Modale al verbo principale, ma si può esprimere esattamente lo stesso significato utilizzando espressioni grammaticalmente più complesse:

ESEMPIOVERBO MODALEALTRE PAROLEVERBO PRINC.COSA ESPRIME
voglio correrevoglio-correreil desiderio o la volontà di eseguire una azione
ho voglia di correreaverevoglia dicorrereanche qui il desiderio o la volontà di eseguire una azione

Abbiamo poi altre modalità oltre a quelle già viste nella nostra trattazione iniziale più semplice:

ESEMPIOVERBO MODALEPREP.VERBO PRINC.COSA ESPRIME
sto per leggerestareperleggerel'imminenza della azione
vado a leggereandarealeggereanche qui l'imminenza della azione

i Verbi Modali

I verbi Modali sono verbi che aggiungono il significato di possibilità, volontà, obbligo, necessità o capacità al verbo che segue. I verbi Modali sono seguiti da una forma verbale in un Modo Infinito. I principali verbi Modali in Italiano sono:

Molti verbi possono avere un ruolo modale nella frase, e li si riconosce perché reggono l'infinito, e il soggetto logico dell'infinito è lo stesso del verbo modale.

Abbiamo quindi una forma modale nella frase: so parlare inglese, dove io è sia il soggetto di sapere che di parlare, ma non è modale la forma ascolto parlare un inglese, dove io è il soggetto di ascolto, mentre un inglese è il soggetto del verbo all'infinito parlare: la frase infatti è equivalente a (io) ascolto un inglese parlare, dove i due soggetti si vedono più chiaramente.

I verbi Modali sono Intransitivi e si coniugano nei modi composti sia con l'ausiliare Essere sia con l'ausiliare Avere: prendono infatti l'Ausiliare del verbo che segue.

Si dirà quindi avevo potuto ridere perché il verbo ridere vuole l'ausiliare Avere, mentre sarà corretto ero potuto andare perché il verbo andare vuole l'ausiliare Essere.

I Verbi Riflessivi

Nell’ambito dei verbi Pronominali distinguiamo due grandi gruppi:

  • quello dei verbi per i quali il pronome si coniuga insieme al verbo (come in noi ci ammutiniamo, voi vi ammutinate etc.)
  • e quello dei verbi nei quali il pronome non si coniuga (come in io ne convengo, tu ne convieni etc.).

I verbi del primo gruppo si coniugano in modo simile alla coniugazione in forma Riflessiva dei verbi Transitivi, e sono spesso chiamati verbi Riflessivi.

Questa denominazione, per quanto comune, non è molto azzeccata, perché ingenera una certa confusione con i verbi transitivi coniugati in forma riflessiva. Una denominazione migliore, e anche maggiormente rispettosa del valore semantico di questi verbi, è quella di Pronominali Intransitivi, ad indicare che Agente e Paziente coincidono. Una deniminazione anche migliore, anche se ristretta ad un uso piuttosto specialistico, è quella di verbi Benefattivi.

Gli altri verbi, quelli in cui il pronome non si coniuga, li possiamo semplicemente chiamare verbi Pronominali.

I Verbi Intransitivi Pronominali: Altre Proprietà

I verbi Riflessivi compaiono in forma non enclitica solo nel Modo Infinito e Tempo Presente quando sono in combinazione con un verbo Modale, come nella frase mi fai sempre vergognare..., o nelle negazioni, come nella frase non ti vergognare!, ma sono sempre pronominali enclitici in tutti gli altri usi: senza il verbo modale anche al Modo Infinito e Tempo Presente sono enclitici, come nella frase di certi peccati non è facile pentirsi.

Attenzione che i verbi autenticamente Pronominali o non possono essere espressi senza la particella pronominale, come nel caso di abbarbicarsi, che privato del -si darebbe <*abbarbicare> che non esiste, o, se esiste un verbo analogo non pronominale, essa esprime un significato molto diverso

Spieghiamoci meglio con un esempio: risentirsi ha un significato assolutamente diverso da risentire, e la breve frase mi sono risentito, può significare che mi sono nuovamente ascoltato (come in mi sono risentito in quella vecchia registrazione) se il verbo coniugato fosse risentire, ma potrebbe significare che mi sono seriamente seccato se il verbo coniugato fosse risentirsi, come in mi sono risentito di quello che hai detto.

Un altro punto che è utile chiarire è il seguente: mentre per alcuni verbi non ci sono dubbi sul fatto che siano Pronominali Intransitivi (per esempio per il verbo pentirsi che non esiste nella forma senza pronome), per altri le cose non sono così chiare, o l'uso ne ha modificato la forma. Un ottimno esempio è il verbo arrampicarsi, che, quando usato per indicare una specialità sportiva diventa arrampicare, come in domenica vado ad arrampicare.

i Verbi Pronominali

Alcuni verbi non terminano in -are o -ere o -ire, come la maggior parte dei verbi, ma nella loro desinenza sono presenti uno o più pronomi. Quando è presente un solo pronome abbiamo un verbo Pronominale. Ecco alcuni notissimi esempi:

Questi verbi non hanno una forma senza il pronome -si finale: una volta, nella lingua italiana antica o in latino essi esitevano anche, o soltanto, nella forma non pronominale, ma oggi non è più così.

Per altri verbi Pronominali invece esiste ancora una forma non Pronominale, dalla quale il verbo Pronominale deriva. Il significato del nuovo verbo però è cambiato, e talvolta anche molto, nell'evoluzione della lingua, e l'aggiunta al lessema originario del suffisso pronominale ne ha mutato in modo sostanziale il significato. Molti di questi verbi sono di conio recente, per esempio, dal verbo sbattere è nato sbattersi tramite l’aggiunta del pronome –si, il cui significato è quello di impegnarsi in qualche cosa con fatica, molto diverso dal significato originale di sbattere, ovvero di urtare qualcosa.

I verbi Pronominali di questo tipo sono molti, generalmente di uso familiare o popolare, e possiamo citare esempi come passarci, cascarci, convenirne e prenderci.

I verbi Pronominali sono generalmente Intransitivi e si coniugano nei modi composti con l'ausiliare Essere se terminano con il pronome -si.

i Verbi Bi-Pronominali

Quando incorporano due particelle pronominali i verbi sono detti Bipronominali. Per esempio, all'infinito la loro forma termina in -cisi, -sene, -gliela o altre coppie di pronomi.

Questi verbi sono generalmente di uso colloquiale o popolare, e anche se hanno un verbo senza pronomi da cui, in generale, derivano o sembrano derivare, hanno un significato molto diverso dalla loro controparte senza i pronomi. I verbi Bipronominali sono pochi, e spesso sono di formazione recente o di nuovo conio.

Non sono da confondere con i verbi in forma Enclitica: i verbi Bipronominali infatti hanno un significato diverso senza i pronomi. Per esempio dammela è una forma enclitica, ottenuta dal verbo dare e dai pronomi mi nel ruolo di Complemento di Termine e la nel ruolo di Complemento Oggetto. Il verbo, come si vede, è proprio dare, questo è il significato che ha, e il significato è quello di dai essa a me.

Diverso è il caso me la sono data. Infatti, dal verbo dare si è derivato il verbo darsela, con l’aggiunta dei due pronomi –si e –la: il significato di è di comprendere qualche cosa che ci voleva essere tenuto celato, ed è assai lontano dal significato del verbo originale dare.

Altri due esempi interessanti sono:

  • farcela (il verbo fare ha un significato simile ma molto meno specifico)
  • sentirsela (il verbo sentire ha un significato molto diverso)

I verbi Bipronominali sono Intransitivi e si coniugano nei modi composti generalmente con l'ausiliare Avere se il pronome non si coniuga, come in farcela, oppure con l'ausiliare Essere se il pronome si coniuga, come in darsela.

lezioni ed esercizi

Leggi la lezione su i Verbi oppure fai qualche esercizio: